Ascolto e invio: veglia missionaria diocesana

Erano un po’ perplessi e un po’ irritati, quanti sono arrivati presto alla cattedrale a Treviso sabato sera per la Veglia missionaria diocesana perché… hanno trovato le porte chiuse ed è stato loro impedito di entrare! Un bell’inizio per chi pensava di essere venuto per pregare, magari sedendosi in anticipo. In realtà le porte erano chiuse perché la tradizionale preghiera alla vigilia della 90ª Giornata missionaria mondiale è stata segnata, in questo 2016, dalla “misericordia giubilare” voluta da papa Francesco in questo straordinario anno santo.
Chiedere perdono-ascoltare-essere inviati: potrebbero essere i tre verbi capaci di fare sintesi della Veglia. E’ iniziata fuori, partendo dal sagrato del Duomo, dopo aver chiesto perdono delle vecchie e nuove schiavitù che incatenano e impediscono a milioni di fratelli e sorelle, soprattutto del grande continente africano, di vivere umanamente e dignitosamente da figli e figlie di quello stesso Dio che ogni giorno preghiamo.
Abbiamo chiesto perdono per l’indifferenza e l’ostilità verso la vita dei molti migranti; per la vergogna della guerra e lo scandalo del commercio delle armi; per la complicità e i silenzi nei confronti di coloro che costringono tante persone – anche minori – a prostituirsi; per tutte le volte che abbiamo indurito il nostro cuore nei confronti dei bambini e dei giovani fatti oggetto di traffico e sfruttamento nel lavoro; per le molte altre situazioni che spesso neghiamo anche a noi stessi di conoscere. E’ solo dopo aver riconosciuto il nostro peccato, anche come società occidentale ricca e chiusa, che siamo entrati in cattedrale, varcando la Porta della Misericordia, seguendo quel Vangelo che poco dopo sarebbe stato proclamato.
Il presbiterio, abbellito con teli e parei africani (un grazie sincero ai giovani volontari di casa Milaico arrivati presto per preparare), ha accolto con la vivacità dei cinque colori del mondo le molte persone che hanno ascoltato e pregato, partecipi di un momento che, come ha detto il Vescovo, iniziando la sua riflessione, “è uno dei momenti più intensi e commoventi che la Diocesi vive ogni anno”.
Mettersi in ascolto dei testimoni, di chi è tornato dopo 40 anni di vita missionaria in Congo, paese martoriato e ferito da guerre  e dalla miseria che non impediscono però di vivere la fede in Gesù risorto, fonte di speranza, sorgente del desiderio di vivere una vita dignitosa, umana e libera. Padre Santino Zanchetta ha raccontato, con la passione e la fede del discepolo-missionario, la fatica e la bellezza dello stare in mezzo ad un popolo di giovani uomini e donne che cercano di vivere da cristiani una vita povera, apparentemente inutile ma capace di far scaturire gioia e amore che dona.
In ascolto poi di Gabriele Tiveron che, con il biglietto dell’aereo già in tasca, ha raccontato come la sua vita è cambiata quando un “sì”, udito al Centro Missionario, gli ha aperto una strada nuova: quella del Battesimo, che lo ha portato, catecumeno, a scoprire che il Signore Gesù dava senso pieno e completo ad una vita che già era data agli altri.
Ascolto del Vangelo che libera dal male una donna malata da molti anni e che, “stanata dalle sue paure” viene riconosciuta per la sua fede: solo allora può essere mandata a vivere nella pace.
L’ultimo passo è sempre il più emozionante: la chiamata e l’invio da parte del Vescovo. Un rito liturgico introdotto da un simbolico “passaggio di testimone” tra chi è tornata definitivamente dalla missione – Luigina Bragato, cooperatrice diocesana rientrata dal Paraguay – e chi sta per iniziare a condividere vita e fede in un’altra Chiesa, in un altro continente. Luigina ha affidato un atteggiamento a don Matteo Cecchetto, fidei donum in Ciad e a Gabriele, volontario Acri in Kenya: “Saper stare seduti in mezzo alla vostra gente” quella porzione di umanità che incontreranno e serviranno nei prossimi anni; un gesto che, come ha detto la stessa Luigina: “Dice il grazie da parte di chi rientra e viene accolto dalla chiesa di Treviso; un grazie ancora più grande perché questa nostra Diocesi accetta ancora di inviare alle Chiese sorelle, preti, religiosi e laici che continuino lo scambio iniziato da molti anni”. La benedizione e consegna delle croci e della Bibbie ai due partenti ha concluso un momento significativo e importante che la nostra Chiesa diocesana vive ogni anno: la preghiera e la tensione a non scordare mai che la Chiesa, o è missionaria o non è la Chiesa di Gesù.
La missio ad gentes, insieme al sostegno anche economico, fortemente riaffermato come fondamentale dal Papa nel suo messaggio per la Giornata missionaria 2016, diventi sempre più “paradigma di ogni opera della Chiesa. (S.N.)