“La tua vita sia incontro vivo con il Crocifisso risorto”: l’augurio del vescovo a Carlo Breda, nuovo diacono

L’ordinando è prostrato a terra durante la litania dei santi, che sono invitati ad unirsi alla preghiera

La nostra Chiesa si è arricchita sabato 10 aprile del dono di un nuovo giovane diacono, Carlo Breda, originario di Catena di Villorba e in servizio pastorale a Castello di Godego. Nella II domenica di Pasqua, domenica della Divina Misericordia, famigliari e amici, la famiglia del Seminario, con le diverse comunità, gli educatori e gli insegnanti, e la comunità dei diaconi, si sono radunati in cattedrale per la celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo Michele, e concelebrata da molti sacerdoti, con il rito di ordinazione diaconale.

Il momento in cui il vescovo impone le mani sul capo dell’ordinando e pronuncia la preghiera di ordinazione

Al centro dell’omelia del Vescovo il Vangelo di Giovanni in cui Gesù risorto si mostra ai discepoli chiusi in casa dopo la sua morte. “Venne e stette” con loro, ricostituendoli come una comunità. “Gesù sta, dopo essere venuto. Resta. È ancora una volta il fedele, con la stessa fedeltà del Padre”. Ed è questa “la fedeltà generativa di Dio, che apre gli occhi ad una presenza, il cuore ad una risposta”. E gli apostoli, “ricreati dalla sua presenza, dalla sua fedeltà, sono in grado di ricevere il saluto della pace, e il dono dello Spirito, e la missione di essere per il mondo e nel tempo quello che Lui è stato ed è per loro. La missione di essere Chiesa. La fede piena nel Risorto, il soffio di novità che trasforma la vita, che fa di loro dei risorti assieme al Risorto avviene perché c’è Lui in mezzo a loro; perché loro sono attorno a Lui”. “La fede nel Risorto si può dispiegare pienamente soltanto come un’esperienza di Chiesa, di comunione, di popolo”. L’incontro personale – com’è quello con Tommaso – “si fa fede autenticamente incarnata, storica, trasformante solamente nella comunione dei fratelli e delle sorelle. Soltanto in questa cornice – ha ricordato mons. Tomasi – è poi possibile vivere come comunità trasformata, secondo il modello della prima comunità di Gerusalemme, che riesce a vivere l’autentica solidarietà, che porta a pienezza ciò che è veramente umano, solamente perché è comunità storica di risorti, con il Risorto in mezzo a loro”.

“Carissimo Carlo, è questo il luogo ed il tempo del tuo ministero – ha ricordato il Vescovo -. Certo, la cornice è quella di questo tempo di pandemia, smarrito e difficile, strano e complicato. E questo, non un altro, è il tempo della vita, il tempo stesso della chiamata: non esiste mai una chiamata del Signore che sia a parte, senza, o a prescindere dalla storia, dell’umanità, della nostra storia. Ma il luogo autentico e decisivo è la compagnia dell’umanità, assieme al Cristo Risorto, sempre con Lui, che viene e sta in mezzo” ha sottolineato il Vescovo.

E ancora, il luogo autentico della chiamata è “assieme ai fratelli con cui condividi da oggi il Sacramento dell’ordine, ai confratelli diaconi, ai presbiteri, al collegio dei vescovi. E noi tutti, insieme, a servizio del popolo di Dio affinché possa vivere pienamente la sua Vocazione di annuncio del Vangelo, di proclamazione del Regno di Dio. Assieme alla comunità, e più precisamente, nel ministero diaconale, a servizio della comunità, affinché essa sia davvero il luogo in cui il Signore vince le paure, viene e sta in mezzo ai fratelli e alle sorelle, e costituisce la Chiesa del Risorto”.

“Il servizio del ministero ordinato è stato istituito affinché i fratelli e le sorelle siano trovati insieme quando viene il Signore. È servizio di comunione contro ogni dispersione e tentazione di isolamento. È servizio di umanizzazione affinché il Risorto possa essere tutto in tutti. Richiede la tua, la nostra presenza viva nella comunità affinché questa sia luogo di solidarietà vissuta, di condivisione, di speranza reale per tutti”.

Il tuo dono indiviso a Cristo per i fratelli e le sorelle nel celibato – ha ricordato il Vescovo – è possibile solamente se il tuo rapporto con il Signore Crocifisso e Risorto, nella compagnia dei fratelli e delle sorelle, giunge con la ragione e con gli affetti a pronunciare con stupore, gioia e riconoscenza la tua confessione di fede, di amore, di resa senza condizioni, come Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Il tuo servizio alla mensa dell’Eucaristia deve essere abitato dall’attesa (nell’attesa della sua venuta) e deve essere alimentato dall’incontro con colui che viene e che sta in mezzo. Se la tua vita si sviluppa «in attesa della Sua venuta» ogni celebrazione sarà scuola che ti insegnerà a scorgere che Lui è già venuto, e ti aspetta soprattutto nei piccoli, nei fragili, negli esclusi. Il tuo servizio alla mensa dei poveri deve essere servizio di conversione radicale a favore di tutta la comunità, che deve diventare anche con il tuo aiuto ed il tuo esempio, con la diaconia della tua vita, la comunità reale e concreta in cui ciascuno dà tutto di sé secondo le proprie capacità e dove a tutti viene distribuito secondo i bisogni di ciascuno. La tua vita intera – ha concluso mons. Tomasi, rivolgendosi a Carlo – sia incontro vivo con il Crocifisso Risorto”.

Molto suggestivi i riti esplicativi seguiti all’ordinazione: il neodiacono ha indossato le vesti aiutato dai confratelli, ha ricevuto il libro dei Vangeli da parte del Vescovo, ed è stato accolto dalla comunità dei diaconi raccolta ai piedi del presbiterio; infine, ha scambiato l’abbraccio di pace con il Vescovo.

Al termine della celebrazione Carlo ha voluto ringraziare il Vescovo per aver voluto celebrare il rito in questo tempo, nonostante l’incertezza del periodo. Ha ringraziato il Signore, che lo ha guidato in tutto questo tempo “a essere ordinato diacono proprio oggi, ottava di Pasqua e festa della Divina Misericordia. E’ proprio sotto il segno di questo Amore risorto che risana e dà vita, che intuisco la promessa del Signore a una vita feconda, cioè nel donare a Lui tutta la mia vita, a servizio del suo popolo”. Carlo ha ringraziato poi tutti i presenti, dalla sua famiglia, ai confratelli diaconi, ai presbiteri, dai seminaristi ai colleghi, alla corale di Castello di Godego che ha animato la celebrazione, alle persone collegate da casa, chiedendo che tutti continuino a pregare per lui.

Il lungo applauso finale ha “abbracciato” con calore il neodiacono.

Il neodiacono con il Vescovo, il rettore del Seminario, il pro-direttore dello Studio Teologico e i parroci della comunità di origine e di servizio

Foto di gruppo con i famigliari, il Vescovo Michele e il parroco di Catena, don Marco Carletto

Per le foto si ringrazia Michele Barichello