LE BEATITUDINI
Un pianto che suscita la tenerezza di Dio
Terza Catechesi quaresimale 2011
Cattedrale, 27 marzo 2011
Nelle nostre riflessioni sulla pagina delle Beatitudini, quale ci è offerta dall'evangelista Matteo, mi soffermo oggi sulla seconda: Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Potrei intitolare la meditazione odierna 'Un pianto che suscita la tenerezza di Dio'
1. Questa beatitudine che prende in considerazione i piangenti ('gli afflitti' era la precedente traduzione) ci spinge a fare subito due constatazioni.
La prima è che siamo di fronte ad un'esperienza che, sia pur in maniere e misure diverse, appartiene ad ogni persona umana. Chi non ha mai pianto nella propria vita? In questa beatitudine l'insegnamento del Signore si rivolge davvero a tutte le persone di tutti i tempi, perché ci è difficile pensare che ci siano persone la cui vita rimanga preservata dalla sofferenza. (...).
La seconda constatazione che questa beatitudine ci induce a fare è che l'insegnamento di Gesù appare qui più che mai paradossale. Che senso ha ' ci viene da dire ' dichiarare beata e dunque, in certo senso, desiderabile la condizione del soffrire? Il Papa stesso, nel suo già citato commento alle Beatitudini, domanda provocatoriamente: «È bene essere afflitti e chiamare beata l'afflizione?» (I, p.110).
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