Il Vescovo agli Alpini: “Interpreti di solidarietà, servizio, amicizia fraterna e cura dei più deboli”

Sabato 30 e domenica 31 ottobre gli Alpini di Treviso hanno concluso le celebrazioni del Centenario della Sezione ANA con cerimonie, appuntamenti istituzionali, esibizioni dei Cori sezionali e la grande sfilata dei Gruppi del territorio nelle vie e nelle piazze del Capoluogo. Il corposo programma, dallo scorso giugno, ha visto la Sezione trevigiana protagonista ad Arcade, Oderzo, Montebelluna e Castelfranco.

Domenica 31 ottobre la giornata è iniziata con la Santa Messa in Duomo, alle 9, presieduta dal Vescovo Michele Tomasi e seguita dalla piazza da moltissimi alpini e altre persone che hanno voluto unirsi alla celebrazione. Presenti in cattedrale le autorità civili e militari.

Il Vescovo, riflettendo sul dialogo tra Gesù e lo scriba, che gli chiede quale sia il primo di tutti i comandamenti, ha messo in luce come il cuore di tutto, di ogni vita, sia il comandamento dell’amore. “Per giungere alla mia felicità, per amare ed essere amato, il Signore mi propone di cercare colui che può donare questa felicità – ha sottolineato il Vescovo. Perché una qualche realtà creata non può essere in grado di soddisfare questa esigenza dell’uomo, per quanto essa sia bella e affascinante, per quanto essa risulti anche buona o apparentemente completa”. Di fronte a quest’esigenza così radicale del Vangelo, però “l’uomo moderno si ritira, se ne va – come il giovane ricco di un altro episodio evangelico – se ne va triste, perché ha molti beni, perché non è disposto a dipendere in modo così assoluto da un’istanza che egli non può controllare o influenzare”. Una richiesta di amore “apparentemente esagerata da parte di Dio”. Ma accanto e all’interno dell’amore “così esclusivo per Dio è subito possibile – ed anche richiesto dalla grammatica stessa dell’amore di Dio – amare il prossimo come si ama se stessi: ecco che all’interno di quell’amore esclusivo non viene escluso nessuno”. “Se sono disposto a donare tutto all’amore di Dio, all’amore vero, all’unica fonte e origine dell’amore – ha ricordato mons. Tomasi -, tutto da lui ricevo, anche me stesso così come di volta in volta vorrei essere accolto”. E’ la possibilità, questa, contenuta nell’esperienza del corpo degli Alpini, che dal servizio alla collettività nell’ambito militare hanno fatto nascere un’aggregazione di volontari, l’Ana, dando vita alla “volontaria costituzione di una fraternità e di un’amicizia civile”. Da qui nasce – ha ricordato il Vescovo – “tutta la serie di solidarietà concrete e quotidiane di cui siete protagonisti, e per la possibilità delle quali siamo qui a ringraziare il Signore. Da qui nasce la vostra dedizione al bene comune”.

Mons. Tomasi ha ricordato che “solamente assieme è possibile raggiungere il bene di tutti, che ciascuno può raggiungere la propria felicità solo prendendosi cura di quella degli altri, che gli obiettivi vanno ricercati insieme, che i più forti debbono farsi carico dei più deboli. Ecco un’applicazione della grammatica dell’amore. Ecco la storia di tante vostre scelte, di tanti vostri interventi, di tante vostre opere, tra cui ricordo, con particolare gratitudine, i tanti servizi di vicinato e di prossimità che avete svolto durante il periodo più drammatico del confinamento e il contributo dato con grande operosità alla riuscita della campagna vaccinale. Personalmente – ha aggiunto mons. Tomasi – ricordo con affetto che due anni fa, il giorno del mio ingresso da Vescovo in diocesi di Treviso, i primi ad accogliermi per strada erano proprio gli alpini dell’Ana”.

“Dobbiamo sottoporre ogni atto dell’esistenza alla «prova del nove» del comandamento dell’amore” ha ricordato il Vescovo, invitando a “prenderci carico di altre sfide, di altre responsabilità, di altro futuro possibile. Possiamo assumere nuove responsabilità, dilatare gli orizzonti degli interventi, includere sempre nuovi compagni di viaggio nell’avventura della nostra vita. Continuando ad essere «vicini al Regno di Dio» possiamo rendere più bello ed abitabile questo nostro mondo, questo nostro tempo che ha tanto bisogno di consolazione, di pacificazione, di solidarietà e di abnegazione. E possiamo aprirci a nuove forme di incontro nell’amore, in una fedeltà creativa alle tradizioni, per un mondo sempre di più a misura di uomo. A patto che questa misura continui ad essere niente di meno che quella dell’amore di Dio”.

Dopo la messa si sono tenuti l’Alzabandiera, gli Onori ai caduti in Piazza Vittoria e lo scoprimento della Stele Commemorativa in Piazza Borsa, nei pressi del palazzo all’angolo di Corso del Popolo e via Toniolo, sorto sulle macerie dell’Albergo Stella d’Oro, prima sede della sezione Alpini di Treviso distrutta dalle bombe alleate il 7 aprile 1944. Durante la mattinata gli Alpini hanno percorso alcune vie della Città partendo da san Pelajo (con partenza dalla Sede): via Montello (attraversamento del Put a Varco Manzoni), viale Burchiellati, viale Fra Giocondo, via Canova, Piazza Duomo. A seguire il corteo ha sfilato per il Calmaggiore, via XX Settembre, Corso del Popolo, Viale Cadorna, Piazza della Vittoria, via Diaz, Corso del Popolo, piazza Borsa.