“Possiamo vivere già ora da risorti, a servizio della vita”: mons. Tomasi in cattedrale nella messa del 2 novembre

“Se riuscissimo a vivere davvero della fede che i nostri cari che ci hanno preceduto non sono svaniti nel nulla ma vivono in Dio, e che in Lui noi siamo indissolubilmente legati a loro, se fosse questa speranza a dettare i nostri sentimenti, le nostre azioni, le nostre scelte, piccole e grandi, entreremmo fin d’ora nella gloria di Dio. Con i nostri stili di vita rinnovati, con un nuovo modo di agire, prendendoci cura davvero gli uni degli altri, agendo contro ogni manifestazione di peccato e di morte, permetteremmo anche a tutta la creazione di entrare nella nostra stessa nuova dimensione di vita, liberata dalla schiavitù del male. Ogni incontro, ogni responsabilità che ci assumiamo, ogni gesto di bene che compiamo possono essere vissuti nella prospettiva del giudizio finale”: lo ha detto oggi, 2 novembre, il vescovo, mons. Michele Tomasi, nella messa per la commemorazione dei defunti, celebrata in cattedrale.

Dopo la liturgia della Parola e la benedizione delle tombe vissuta ieri nel cimitero di San Lazzaro, oggi il Vescovo è tornato a riflettere sul senso del legame nella fede con i nostri cari che ci hanno preceduto.

“Tutta la nostra fede ci conferma che la profezia di Isaia, che cioè Dio “eliminerà la morte per sempre”, è già divenuta realtà in Cristo, e che con Lui noi viviamo già in una nuova dimensione di vita. Sperimentiamo, certo ancora il limite, il male, la morte. Ne percepiamo e ne subiamo la forza distruttrice, portiamo ogni giorno le conseguenze della paura che ci attanaglia e che non ci permette di credere fino in fondo che la nostra vita non è destinata al nulla, e che ogni istante di essa si gioca nell’orizzonte dell’eternità – ha ricordato il Vescovo -. Ma è proprio questa consapevolezza che può cambiare radicalmente la nostra vita, ci può dare la forza di vivere già da ora da risorti, a servizio della vita. Ogni incontro, ogni responsabilità che ci assumiamo, ogni gesto di bene che compiamo possono essere vissuti nella prospettiva del giudizio finale, così come ci è raccontato dal capitolo 25 del Vangelo di Matteo. Sono piccoli gesti, che hanno a che fare con le concrete condizioni di vita delle persone che incrociamo sul nostro cammino, decisioni apparentemente insignificanti che diventano cruciali per la vita di persone concrete e lo diventano poi anche per la nostra vita, per la nostra salvezza, per la vita eterna”, ha evidenziato il Vescovo, osservando che “è proprio questa attitudine di attenzione e di servizio alle ragioni della vita che dà sostanza e concretezza alla speranza che i nostri cari che ci hanno preceduto nella fede non sono svaniti nel nulla ma vivono in Dio e che in Lui noi siamo indissolubilmente legati a loro”.
“La fede nella Risurrezione, la speranza a cui siamo chiamati in Cristo Gesù è un baluardo contro il ‘non senso’ e la rassegnazione che di continuo rischiano di catturare i nostri cuori e le nostre menti” ha aggiunto mons. Tomasi. Ed “è perché crediamo nel Dio della vita e a Lui ci affidiamo che possiamo prenderci cura delle relazioni della nostra esistenza, dei fratelli e delle sorelle, di tutto il creato. Ed è prendendoci cura senza riserve di un mondo in cui davvero ‘tutto è connesso’ che dimostriamo di affidarci autenticamente ad una speranza viva, che ci assicura che la morte è stata sconfitta e che è possibile ricevere in dono un bene duraturo, stabile, eterno”.
“Lasciamo che sia lo Spirito del Risorto che è in noi a sussurrare e ad invocare il nome di ‘Abbà’ – Padre. Riusciremo a vedere la vita con occhi nuovi – ha concluso il Vescovo -, a prenderci cura di noi stessi, di ogni uomo e di ogni donna, del creato intero, della vita in tutte le sue forme, con tutte le sue esigenze. Scopriremo la forza quotidiana e tenace che scaturisce dalla Risurrezione di Cristo”.