Percorso artistico tra le chiese di Martellago

E’il 1292 l’anno in cui per la prima volta si fa cenno di una chiesa a Martellago, in una lettera circolare mandata dal Vescovo di Treviso al pievano di Mestre, ma solamente cinque anni dopo in un altro documento è nominato per la prima volta il titolare della chiesa Santo Stefano protomartire. Il paese di Martellago però è nominato già nella bolla del 1152 di papa Eugenio III, il quale elenca tra i beni di pertinenza e di giurisdizione del Vescovo di Treviso anche la pieve di Martellago.
La chiesa di Martellago
La chiesa attuale è stata costruita nel 1770 su progetto degli architetti Pietro Checchia di Venezia e Andrea Zorzi di Treviso e ampliata nel 1950. L’opera d’arte certamente più ammirata è il grande affresco del soffitto della navata principale rappresentante “Il martirio di Santo Stefano protomartire”, eseguito per la parte centrale da Giambattista Canal nel 1778-80, mentre gli ornati laterali sono di Domenico Fossati (1743-1784). L’opera è veramente grandiosa, la parte centrale illustra la lapidazione del primo martire del Cristianesimo, mentre i decori laterali rappresentano ai quattro angoli le Virtù cardinali, intervallati da graziose raffigurazioni di angeli con simboli vari. L’opera è stata completamente restaurata nel 2013 a cura della locale Bcc “Santo Stefano” per festeggiare il 50° di fondazione dell’Istituto.
La chiesa inoltre conserva altre opere di particolare pregio, come la pala lignea collocata dietro l’altare maggiore di epoca cinquecentesca di Francesco Bissolo (1475-1549) raffigurante il Patrono nel suo martirio finale. Nel presbiterio, inoltre, trovano posto anche due grandi teleri che pervennero a Martellago grazie all’acquisto avvenuto nel 1820 da parte del parroco don Pietro Simionato dopo le soppressioni napoleoniche di antiche chiese conventuali. Il primo rappresenta un miracolo di san Domenico di Guzman, eseguito da Pietro Damini da Castelfranco Veneto (1592-1631) per la chiesa di sant’Agostino di Padova; mentre nel secondo sono raffigurate le “Nozze di Cana” di Agostino Ridolfi (1646-1727) in origine collocato nel refettorio del convento di S. Francesco a Treviso. Molto venerata è un’immagine dipinta nel 1824 da Lattanzio Querena (1768-1853) che raffigura la Madonna sopra un alto piedestallo col Bambino in braccio, san Giuseppe e Santi domenicani. Ma la devozione alla Madre di Gesù è di certo più antica: a fianco della chiesa esisteva fin dal secolo XIII un ospitale intitolato a Santa Maria, demolito verso la metà dell’800, di cui esiste una rara scultura trecentesca attualmente collocata sulla facciata esterna dell’oratorio annesso all’asilo parrocchiale che raffigura la Madonna con il manto aperto e alcuni devoti inginocchiati ai suoi piedi. Da recenti ricerche è emerso che la notte dal 7 all’8 gennaio 1537 trovò ospitalità in questo edificio il santo Pietro Favre che fu il primo compagno di sant’Ignazio di Loyola e primo sacerdote della Compagnia di Gesù. Di particolare pregio è un imponente crocifisso ligneo del secolo XVI conosciuto come il “Cristo dei caighi”.
Altre opere d’arte che meritano un breve accenno sono la pala di San Valentino dipinta nel 1652 da Eugenio Pini. Risale invece al 1835 la pala dedicata ai Santi Antonio da Padova, Giovanni Battista e Pietro, di Giovanni Carlo Bevilacqua (1775-1849) autore di sei affreschi a monocromo raffiguranti le beatitudini. Nella chiesa non mancano opere d’arte recenti come il compianto sul Cristo morto, realizzato nel 1903-4 dal prof. Antonio Beni, mentre nell’abside del coro trovano collocazione due tele dipinte da Stefano Serafin di Possagno verso la fine dell’800 raffiguranti la Fede e la Speranza. Merita particolare attenzione un’antica pianeta del secolo XVI appartenuta al parroco mons. Giambattista Egnazio, illustre letterato e amico di Pietro Bembo, con preziose raffigurazioni di santo Stefano e di san Liberale.
Oratorio di Villa Grimani
Un cenno merita anche la cappella gentilizia della vicina Villa Ca’ della Nave che sorge poco lontano dalla parrocchiale. L’oratorio dedicato al Santissimo Salvatore per disegno e proporzioni si inserisce nell’edilizia dell’ultimo Cinquecento e del primo Seicento. La facciata è ornata da due eleganti nicchie con conchiglia sulla sommità contenenti due statue raffiguranti san Pietro e san Paolo. All’interno si conservano sette altari con altrettante tele dipinte con soggetti diversi dal pittore Viviani.
La chiesa di Olmo
Una comunità così giovane, 40 anni appena, ha nella sua chiesa parrocchiale l’opera più preziosa. Con la prima pietra benedetta da San Giovanni Paolo II nel 1985, venne iniziata nel 1988 e consacrata dal vescovo Paolo Magnani nel 1991. La chiesa parrocchiale è stata realizzata su progetto dell’architetto p. Angelo Polesello, frate minore, il quale volle dare un’impronta francescana all’edificio fin dall’ingresso dove una grande Tau accoglie i fedeli. Ricca inoltre di elementi simbolici, si presenta come una grande tenda sorretta da dodici colonne che stanno a significare le dodici tribù d’Israele o i dodici apostoli. Dalla cupola in vetroresina sopra l’altare entra la luce che si irradia in tutta la chiesa anche attraverso dei tubi d’acciaio disposti come un volo di colombe, che raggiungono le dodici colonne. Sullo sfondo del presbiterio il grande affresco dell’Annunciazione, titolare della parrocchia, realizzato dal prof. Renato Zanon, ai piedi del quale è posto all’interno di un grande disco di marmo il tabernacolo eucaristico che visto in prospettiva con l’altare assomiglia ad una grande ostia collocata sopra una pisside. Alla destra del presbiterio si erge un muro di mattoni a vista, rappresentazione plastica delle pietre vive che sono chiamate a far vivere la Chiesa. Alla sinistra il luogo per il sacramento della Penitenza e il battistero attraverso il quale i battezzati rinascono a “vita nuova”.
La chiesa di Maerne
Secondo lo storico trevigiano Francesco Agnoletti il fatto che la chiesa maernese sia sempre stata intitolata alla Cattedra di San Pietro non può che far risalire questa comunità addirittura all’opera di Prosdocimo, il vescovo santo inviato da San Pietro nella Decima Regione Romana per evangelizzare il nordest d’Italia. Tuttavia le testimonianze storiche dell’esistenza di un nucleo abitato a Maerne risalgono all’XI secolo quando la nobile famiglia veneziana dei Centranigo fece dono al monastero di Santa Marta di alcuni possedimenti presso la “villa de Madernis”. Si sviluppa quindi nel corso di questi 1.000 anni la storia della comunità parrocchiale che però solo successivamente al Concilio di Trento si affranca dalla pieve di Martellago divenendo pienamente autonoma. Da sempre legata alla diocesi di Treviso, la comunità venera in particolar modo San Liberale tanto che nel 1438 un lascito testamentario di Bonaccorso da Soligo istituisce, caso unico nella zona, una mansioneria intitolata all’illustre patrono. Vi sono testimonianze dell’avvenuta consacrazione della chiesa nel 1498 da parte dell’arcivescovo di Corinto, ulteriori consacrazioni sono avvenute ad ogni ampliamento del fabbricato. Significativi a riguardo sono stati gli ampliamenti avvenuti a metà del Settecento e quelli avvenuti un centinaio di anni dopo, che terminarono con la consacrazione del vescovo ora santo Giovanni Antonio Farina nel 1851. Nel 1968 infine, il parroco don Antonio Berti diede avvio agli ultimi lavori di ristrutturazione ed ampliamento che portarono l’edificio alla sua originaria bellezza eliminando una serie di elementi che ne appesantivano la struttura. Tra le opere d’arte di maggiore valore va ricordato il fonte battesimale in marmo bianco, riccamente ornato da festoni di fiori, frutta e putti, realizzato nel 1561, il pezzo più antico esistente nella chiesa attuale.
Lattanzio Quarena nel 1799 viene incaricato di realizzare la “Consegna delle chiavi a Pietro”, pala d’altare che sostituirà la pala più antica, andata persa, intitolata a San Pietro vescovo di Antiochia. Inoltre, Domenico e Francesco Maggiotto, rispettivamente padre e figlio pittori della cosiddetta “fraglia” (scuola di pittori veneziani), realizzarono per la chiesa parrocchiale alcune pale d’altare a cavallo tra XVIII e XIX secolo.
Importante è l’altare maggiore, voluto dal parroco don Antonio Michieletto per ricordare il Giubileo del 1900, la cui realizzazione è affidata allo scultore Pietro Longo di Venezia: è abbellito dalle immagini di angeli e santi dipinti da Antonio Beni, pittore tra i più stimati ed apprezzati nella nostra diocesi all’inizio del XX secolo. Nell’archivio parrocchiale è riportato in modo puntuale il contributo che tutti i capifamiglia, compreso il parroco, si impegnavano a versare settimanalmente per pagare queste opere ed è oltrepiù commovente cogliere il significato del grande sacrificio assunto da una comunità povera quale quella maernese di inizio del secolo scorso.
Nel 2006, infine, viene realizzato il nuovo presbiterio secondo gli aggiornamenti liturgici previsti dal Concilio Vaticano II: altare, ambone, sede del celebrante vengono rivisti in modo elegante ed unitario per favorire la celebrazione comunitaria, attiva e partecipata di tutto il popolo di Dio. L’opera affidata alla progettazione dell’arch. Giorgio Sparisi e del maestro Ercole Rossato viene realizzata dal maestro Franco Fiabane, scultore in Belluno.
(a cura di Luca Luise e Paolo Gatto – testo uscito nell’inserto per la Visita pastorale del vescovo Gardin nel numero del 18 gennaio 2015 della Vita del popolo)